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Luisella Farinotti

Luisella Farinotti
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Vita e Pensiero

Luisella Farinotti è professore associato di Filmologia e Estetica del cinema presso l’Università Iulm di Milano. Negli ultimi anni si è occupata di teoria e storia dell’immagine, in particolare del rapporto tra immagine e memoria, di scrittura del Sé e film di famiglia, di cinema sperimentale di found footage, e di archivi fotografici utilizzati come grandi Atlanti visivi (in Gerhard Richter e in Linda Fregni Nagler, tra gli altri). Fa parte dell’Editorial Board di “Cinéma & Cie. International Film Studies Journal” e del comitato scientifico di Cinergie- Il cinema e le altre arti; è membro del Comitato Direttivo del Self Media Lab. Centro di ricerca su Scritture, Performance e Tecnologie del Sé dell’Università degli Studi di Pavia e del Comitato Scientifico di Balthazar, Polo di Studi sul cinema del Centro Arti Visive dell’Università degli Studi di Bergamo.

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Author's books

Fuori di sé. Identità e immagine digital
format: Article | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 3. L'impulso autoetnografico. Radicamento e riflessività nell'era intermediale
Year: 2012
RIASSUNTO Il saggio analizza un singolare ‘spazio autobiografico’: l’Atlas di Gerhard Richter, straordinaria opera-collezione di tutti i materiali iconografici raccolti dall’artista nell’arco di più di cinquant’anni. Fotografie amatoriali, album di famiglia, ritagli di giornali, bozzetti, schizzi ed esperimenti, compongono un enorme diario visivo, una sorta di ‘ritratto dell’artista al lavoro’. Mappa cognitiva più ancora che archivio, album di visioni e atlante della memoria, l’Atlas predispone un percorso epistemico, oltre che estetico, in cui le immagini tracciano una storia collettiva della percezione in forma di racconto autobiografico. La fotografia amatoriale svela per Richter l’impronta di un regime collettivo dello sguardo: ogni immagine è il tracciato unico di un’individualità e, insieme, la sua resa a un ordine comune. Il racconto di Sé affidato alle immagini è, sotto questo aspetto, la cifra esemplare della forma attraverso cui, a partire dal XIX secolo, ci è possibile (ri)conoscerci: non il semplice affidarsi a una traccia, ma il consegnare ciò che siamo all’ordine ‘evidente’ delle immagini, in un gesto di piena adesione alla leggibilità del mondo e di noi stessi. SUMMARY This essay analyses a particular ‘autobiographical space’ the Atlas by Gerhard Richter, an extraordinary repertoire of all the iconographic material collected by the artist over more than 50 years. Amateur photographs, family photo albums, newspaper clips, sketches, drawings and experiments compose a huge visual diary, a type of ‘portrait of the artist at work’. A cognitive map, more than an archive, an album of visions and a volume of memories, the Atlas prepares the way for an epistemological itinerary, as well as an aesthetical one, in which images draw a collective history of perception in the shape of an autobiographical tale. For Richter amateur photography reveals the sign of a collective regime of the gaze: every image is the unique track of an individuality and, at the same time, its surrender to a common order. The telling of Self, given by images, is from this aspect, the code through which, beginning in the XIX century, it is possible to (re)cognize ourselves: not the simple surrendering to a sign, but the delivery of that which we are to the ‘clear’ order of images, in a gesture of full adhesion to the readability of the world and ourselves.
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Introduzione - Introduction
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digital
format: Article | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2005 - 3. Il metodo e la passione. Cinema amatoriale e film di famiglia in Italia
Year: 2005
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La ri-scrittura della storia: «Un’ora sola ti vorrei» di Alina Marazzi e la memoria delle immagini digital
format: Article | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2005 - 3. Il metodo e la passione. Cinema amatoriale e film di famiglia in Italia
Year: 2005
This paper analyzes Un’ora sola ti vorrei (2002), a film assembled and edited by Alina Marazzi, using the home movies originally made by her maternal grandfather Ulrico Hoepli between 1926 and 1972. A singular attempt to reconstruct the memory of her dead mother exclusively by using traces from the past (home movies, her mother’s letters and diaries and clinical documents), the film is much more than a found-footage operation, standing halfway between documentary and film diary. The reconstruction of the life of Liseli Hoepli proceeds by interweaving discourses (familial, social, medical, amorous) and representations (home movies, diary entries, medical-social ‘normality’) so as to present us with a many-sided portrait of a woman who was unable to adapt to the identity of the role which others sought to impose on her. So home movies with their images of happiness give us not so much sensitive memories of an experience and a life but rather scenes from an inviolable social performance.
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Introduzione digital
format: Article | COMUNICAZIONI SOCIALI - 2002 - 2. TERRITORI DI CONFINE
Year: 2002
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L'Osservatorlo sulla Comunicazione digital
format: Article | COMUNICAZIONI SOCIALI - 1998 - 2. I LABORATORI DELLA COMUNICAZIONE
Year: 1998
€ 6.00
COMUNICAZIONI SOCIALI - 2005 - 3. Il metodo e la passione. Cinema amatoriale e film di famiglia in Italia digital
format: Digital issue
Year: 2005
Numero tre del 2005 della rivista "Comunicazioni Sociali"
 

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Anno: 2019 - n. 2

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