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Fuori di sé. Identità e immagine

digital Fuori di sé. Identità e immagine
Article
journal COMUNICAZIONI SOCIALI
issue COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 3. L'impulso autoetnografico. Radicamento e riflessività nell'era intermediale
title Fuori di sé. Identità e immagine
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publisher Vita e Pensiero
format Article | Pdf
online since 2012
issn 03928667 (print) | 18277969 (digital)
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Ebook format Pdf readable on these devices:

RIASSUNTO
Il saggio analizza un singolare ‘spazio autobiografico’: l’Atlas di Gerhard Richter, straordinaria opera-collezione di tutti i materiali iconografici raccolti dall’artista nell’arco di più di cinquant’anni. Fotografie amatoriali, album di famiglia, ritagli di giornali, bozzetti, schizzi ed esperimenti, compongono un enorme diario visivo, una sorta di ‘ritratto dell’artista al lavoro’. Mappa cognitiva più ancora che archivio, album di visioni e atlante della memoria, l’Atlas predispone un percorso epistemico, oltre che estetico, in cui le immagini tracciano una storia collettiva della percezione in forma di racconto autobiografico. La fotografia amatoriale svela per Richter l’impronta di un regime collettivo dello sguardo: ogni immagine è il tracciato unico di un’individualità e, insieme, la sua resa a un ordine comune. Il racconto di Sé affidato alle immagini è, sotto questo aspetto, la cifra esemplare della forma attraverso cui, a partire dal XIX secolo, ci è possibile (ri)conoscerci: non il semplice affidarsi a una traccia, ma il consegnare ciò che siamo all’ordine ‘evidente’ delle immagini, in un gesto di piena adesione alla leggibilità del mondo e di noi stessi.

SUMMARY
This essay analyses a particular ‘autobiographical space’ the Atlas by Gerhard Richter, an extraordinary repertoire of all the iconographic material collected by the artist over more than 50 years. Amateur photographs, family photo albums, newspaper clips, sketches, drawings and experiments compose a huge visual diary, a type of ‘portrait of the artist at work’. A cognitive map, more than an archive, an album of visions and a volume of memories, the Atlas prepares the way for an epistemological itinerary, as well as an aesthetical one, in which images draw a collective history of perception in the shape of an autobiographical tale. For Richter amateur photography reveals the sign of a collective regime of the gaze: every image is the unique track of an individuality and, at the same time, its surrender to a common order. The telling of Self, given by images, is from this aspect, the code through which, beginning in the XIX century, it is possible to (re)cognize ourselves: not the simple surrendering to a sign, but the delivery of that which we are to the ‘clear’ order of images, in a gesture of full adhesion to the readability of the world and ourselves.

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Anno: 2018 - n. 1

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